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L'AMORE DI DIO PER GLI ESSERI UMANI E TENERO COME IL BACIO CHE MARIA DIEDE A GESU APPENA NACQUE Redazione di Loris Paglia

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venerdì 28 febbraio 2014

The Secret Life of Plants



Tom Zahuranec


Sopra: Tom Zahuranec regolazione di un sintetizzatore audio Tcherepnin per le riprese di The Secret Life of Plants . Sotto: il sistema ingegnerizzato di Zahuranec customed per fare (GSR / Backster Effect) funziona l'interfaccia di sintesi vegetale audio a partire dal 1972.
(Vedi bio qui)



Studi Oceanografici Russi rivelano presenza Aliena nei Mari



La Marina Russa, di recente, ha declassificato i dossier nei quali sono registrati incontri con oggetti non identificati e, apparentemente, superiori tecnologicamente a quelli costruiti dall’uomo. I dossier risalgono al periodo sovietico e furono redatti da un gruppo speciale di ufficiali, deputato alla raccolta delle segnalazioni anomale. A capo del gruppo c’era l’Ammiraglio Nikolay Smirnov, vice comandante della Marina Sovietica.
Vladimir Azhazha, un ex ufficiale della Marina e famoso ricercatore russo UFO, è convinto che si tratti di materiale estremamente prezioso: “Il cinquanta per cento di questi incontri con gli UFO sono collegati con gli oceani e il quindici per cento ha a che fare con i laghi”.
Quindi, la conclusione è che gli UFO tendono a nascondersi in acqua. Il che ha una sua logica, dato che l’acqua è in grado di schermare alcune radiazioni, rendendo più difficile l’individuazione di una possibile astronave o sonda aliena.
ufo-sottomarini-baikal.jpg
In uno dei file, si legge dell’avvistamento di sei oggetti non identificati da parte un sottomarino in missione di combattimento nell’Oceano Pacifico. Non riuscendo a “seminare” i misteriosi visitatori subacquei, il capitano ordinò di riportare il sommergibile in superficie. I sei oggetti fecero lo stesso, raggiungendo la superficie per poi volare via nell’alta atmosfera.
In un’intervista, l’Ammiraglio Beketov evidenzia un fattore molto interessante rilevato dai sofisticati radar dei sottomarini:
“In numerose occasioni, gli strumenti hanno dato letture di oggetti materiali che si muovono a velocità incredibile. I calcoli hanno rilevato una velocità di circa 230 nodi, 400 km orari.”
Una velocità del genere è pressoché impossibile anche in superficie, ma la resistenza dell’acqua è maggiore. E’ come se questi oggetti sfidassero le leggi della fisica. C’è solo una spiegazioni: le creature che hanno realizzato queste macchine sono molto più avanzate di noi”, conclude Beketov.
Secondo quanto riportato da rt.com, una conferma alle parole dell’Ammiraglio Beketov arriva dal commento di Igor Barklay, veterano dell’intelligence della Marina Sovietica:
“Gli UFO tendono a mostrarsi dove si concentrano le nostre flotte navali o quelle della NATO, sopratutto nei pressi delle Bahamas, delle Bermuda e di Puerto Rico. Gli avvistamenti più frequenti si registrano nella parte più profonda dell’Oceano Atlantico, nella parte meridionale del Triangolo delle Bermuda e del Mar dei Caraibi”.
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Un altro luogo che ha fatto registrare numerosi avvistamenti UFO è il lago Baikal, uno dei laghi più profondi del mondo. I pescatori raccontano di potenti luci provenienti dal fondo del lago e di oggetti volanti sull’acqua.
In uno dei file, si riporta che, nel 1982, un gruppo di subacquei in addestramento militare nel lago Baikal, avvistò un gruppo di creature umanoidi vestite con abiti argentei.
“E’ possibile che esistano basi aliene sottomarine: perchè no? Nulla deve essere escluso”,
dice Vladmir Azhazha.
“Lo scetticismo è la strategia più semplice: non credere a niente, non fare nulla. Raramente le persone hanno possibilità di visitare queste grandi profondità, perciò è di estrema importanza analizzare ciò che hanno incontrato a quelle profondità”.

Ufficiale russo: UFO sotto le calotte polari

Ma c’e’ dell’altro. Il capitano di primo rango Vladimir Prikhodko, direttore di un ente pubblico di ricerca per le indagini subacquee, osservando come diverse nazioni tra cui la Russia, gli Stati Uniti e la Cina stiano spendendo enormi somme di denaro per la ricerca spaziale, ha dichiarato che tutti quei soldi dovrebbero essere stanziati non per lo spazio ma per le profondità del mare, sotto le calotte polari, dove si nascondono macchine aliene giganti. 
A detta del capitano Prikhodko, l’esercito russo ha monitorato per decenni UFO e alieni entrare ed uscire dai poli della terra. Vladimir racconta il sorprendente caso del Dr. Rubens Dzh.Villela, un famoso esploratore artico che insieme ad un ufficiale di servizio e un timoniere, videro uscire un oggetto non identificato di color argento dal fondo ghiacciato del mare, dirigendosi verso il cielo, in quello che potrebbe essere un decollo di un UFO. 
Gli uomini di vela erano a bordo di una grande nave rompighiaccio russa che stava compiendo un’operazione navale chiamata Deep Freeze, esercitazioni navali intense nella regione nord polare. Secondo la testimonianza di un ufficiale di udienza, il dottor Dzh . Villela e due membri dell’equipaggio che si trovavano sul ponte insieme a lui, saltarono dallo spavento a causa della improvvisa apparizione dell’oggetto da sotto il ghiaccio.
 Disco emergenti ghiaccio terreno vicino alla stazione Neumayer in Antartide
“Qualcosa è uscito dall’acqua … spezzando il ghiaccio solido larga circa tre metri, un enorme oggetto d’argento che poi scomparve nel cielo. Enormi blocchi di ghiaccio sono stati sollevati in aria per decine di metri d’altezza, il suo suono ha colpito cumuli di ghiaccio e acqua formando enormi bolle. Questo suggerisce una enorme e potente fonte di energia che era stata appena rilasciata.”
L‘Antartide in passato ha già rivelato presenze extraterrestri.
Nel 1997, Prikhodko dichiarò:
”La depressione Belingsgauzen in prossimità della zona antartica è stata esaminata dall’esercito australiano. Ad una profondità di sei chilometri la macchina fotografica ha catturato oggetti ovali, che emettono una luce molto intensa; Il video è stato riesaminato dagli esperti dell’Istituto Reale di Oceanologia. La conclusione è stata inequivocabile: queste strutture possono essere solo di origine artificiale. ” 
Recentemente abbiamo letto delle dichiarazioni su UFO fatte dall’ex capitano della marina dell’URSS Vladimir Azhazha dall’ex vice presidente e capo della sezione della Commissione Oceanografica dell’Accademia delle Scienze che hanno affermato che circa il “50 per cento della incontri con gli UFO sono collegati con gli oceani, mentre il 15 per cento con i laghi. Quindi gli UFO tendono ad avvicinarsi all’elemento acqua e pertanto la raccolta dei dati della marina sugli UFO è di valore speciale”. Il Capitano Prikhodko ha destabilizzato letteralmente i colleghi aggiungendo che durante un’ altra esercitazione navale russa, di cui fece rapporto, vide oggetti infuocati subacquei muoversi ad una velocità di 150 nodi, circa 280 chilometri orari. Questa affermazione è da non credere se si pensa al fatto che il più moderno sottomarino terrestre in immersione non può raggiungere una velocità superiore ai 45 nodi!
Il Capitano Prikhodko conclude:
I misteri delle profondità marine sono al pari di quelli dello spazio esterno. Il problema è che l’umanità guarda con grande interesse verso l’alto e non troppo verso il basso, forse questo è un grosso errore.

UN MOSTRO MARINO ARTICO ATTACCA I SOTTOMARINI RUSSI

La cosa sembrerebbe presa da “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne o una riedizione del mito norreno del Kraken, ma ad annunciare il 16 febbraio che un sottomarino senza pilota russo era stato attaccato da un mostro, una gigantesca creatura, è stato il serissimo direttore dell’Istituto di studi delle tecnologie marittime dell’Accademia delle scienze della Russia, Leonid Naumov.
La notizia, ripresa da diversi media russi, potrebbe avere una spiegazione scientifica.
Il sottomarino Klavessine sarebbe stato attaccato a 1.600 di profondità da un “mostro” che avrebbe cominciato a scuoterlo e quando l’Istituto di studi delle tecnologie marittime ha recuperato il natante lo ha trovato ricoperto di ammaccature e graffi.
Sergei Petukhov scrive su Ria Novosti: «Anche se i biologi marini non sono riusciti a dire di quale creatura si tratti visionando le registrazioni video del Klavessine, secondo loro lo stesso fenomeno è stato osservato in alcune foto prese in acque profonde nel 2007, ma nessuna ricerca è stata condotta su questa creatura sconosciuta alla scienza».
I russi si metteranno alla ricerca del  mostro che attacca i loro sottomarini che scandagliano i fondali dell’Artico in cerca di risorse, oppure si accontenteranno di spiegazioni molto meno “fantasiose”?
Secondo diversi ricercatori russi il sottomarino avrebbe potuto subire quei danni andando a sbattere su un altro tipo di ricercatore subacqueo automatico che lavora in profondità. Quindi il piccolo sottomarino  Klavessine-1R,  o una delle sue versioni che lavorano in profondità fino a 6 km in regime autonomo e con un programma precedentemente stabilito,  sarebbe stato agganciato da un macchinario più grosso che  lo avrebbe sbatacchiato in giro, creando una nube di fango che nei video apparirebbe come un “mostro” gigantesco. Questo spiegherebbe anche le ammaccature ed i graffi sullo spesso guscio di acciaio. Ma c’è un problema, la presenza di un altro dispositivo subacqueo al  lavoro sul fondale e che preleva rocce dovrebbe essere ben nota all’Istituto di studi delle tecnologie marittime.
L’altra spiegazione sembra apparentemente più semplice: il Klavessine-1R è un grosso siluro lungo 5,8 metri,  l’iperodonte boreale (Hyperoodon ampullatus), uno zifio in grado di immergersi fino a 1.500 metri, è approssimativamente della stessa taglia. Siccome i capodogli, nemici giurati dei calamari giganti, non vivono nell’Artico perché per loro  fa troppo freddo, i maggiori predatori dei calamari sono gli iperodonti. Quindi non ci sarebbe nulla di strano che un calamaro gigante abbia scambiato il sottomarino Klavessine per un iperodonte e lo abbia attaccato.
Petukhov  scrive: «A giudicare dalle foto pubblicate sul sito dell’Istituto di studi delle tecnologie, la gamma di colori della maggior arte dei componenti è grigio-giallastro, colore tipico dei cetacei.  Non è una coincidenza. La prima regola dell’osservatore è non spaventare gli abitanti del mare con la sua originalità». I profondi graffi e le ammaccature sul sommergibile potrebbero essere stati causati dal potente becco di un calamaro gigante o dagli urti sul fondale  al momento dell’attacco.
Si ipotizza che invece di un calamaro possa essere stata un’enorme piovra ad attaccare il Klavessine,  infatti alcune specie di piovre, prima ritenute animali termofili, nel gli anni ’60 sono state scoperte prima nelle acque antartiche e poi anche nell’Artico. Ma fino ad oggi il più grande Octopodidae conosciuto, Haliphron atlanticus, raggiunge i 3,6 metri di lunghezza e  viveva al di fuori del Circolo polare Artico, anche se diversi esemplari sono stati trovati oltre quella “barriera”, e gli scienziati dicono che questi cefalopodi stanno estendendo molto a nord il loro areale, favoriti dal global warming.
Non mancano naturalmente le ipotesi più strampalate e fantasiose, come quella dell’attacco di un ittiosauro preistorico sopravvissuto, non si sa come, tra i ghiacci artici. Ma quello su cui punta di più la stampa russa è  un misterioso  e gigantesco “mostro” marino che sopravanzerebbe per dimensioni le creature, già a volte molto grandi, che vivono nelle profondità degli oceani.
Il problema  come una creatura artica di questo tipo, risalente probabilmente alla notte dei tempi,  sia riuscita a rimanere invisibile fino ad oggi. «Prima di tutto – evidenzia Petukhov riportando l’opinione di diversi scienziati russi  - questi mostri dovrebbero aver mantenuto la loro popolazione al livello per poter moltiplicarsi durante milioni di anni. In altri termini, dovrebbero essercene centinaia sul fondo dell’oceano, forse migliaia. Come sono passati inosservati fino ad oggi? Se questi mostri fossero reali sarebbero stati studiati da molto tempo».
Ma gli scienziati  dicevano più o meno la stessa cosa sulla probabilità che esistessero ancora pesci ossei dei Crossopterygii , i celacanti, contemporanei dei dinosauri, che poi sono spuntati nel 1938  vivi e vegeti nei mari dell’Africa Orientale e meridionale. Ed è solo 15 anni fa che si è scoperta un’altra specie di celacanto che viveva tranquillamente in Indonesia.
Prima o poi gli scienziati sveleranno il mistero del “mostro” artico, ma intanto questa vicenda è servita a far conoscere un’altra cosa poco nota: i russi hanno numerose apparecchiature sottomarine che setacciano metodicamente i fondali dell’Artico da molti anni e, come conclude  Petukhov, con malcelato orgoglio nazionalista, «Il periodo di circa 20 anni delle spedizioni sporadiche nell’Artico sembra appartenere definitivamente del passato. I ricercatori russi hanno nuove occasioni di studiare l’Artico in maniera sistematica e minuziosa al livello tecnologico più moderno. E si vi si trovano dinosauri viventi li scopriranno per forza, così come tutti gli altri segreti delle profondità della regione».

PERCHÉ IN SARDEGNA COSTRUIRONO I NURAGHI?

Probabilmente i nuraghi a corridoio precedono il concepimento della prima torre, e sebbene le prove stratigrafiche siano lontane dall’indicarlo indiscutibilmente, effettivamente è un’ipotesi ragionevole. Se così fosse, si tratterebbe di porsi il problema della comparsa dei nuraghi a corridoio, ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendica una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il problema delle differenze architettoniche tra le due tipologie di edifici.
La sovrapposizione delle tipologie stratigrafiche tra nuraghi a corridoio e torri, indicandone la medesima funzione e senso, chiarisce come le errate ipotesi che vorrebbero i nuraghi delle fortezze militari, dei templi o degli edifici simbolici, siano da scartare pur se l’edificio riveste un carattere simbolico come centro di aggregazione della comunità. Nell’ipotesi ragionevole che il nuraghe a corridoio preceda la torre, ci troviamo di fronte a una classe dirigente che, in un determinato luogo, decide di realizzare la prima con le medesime finalità che hanno portato all’edificazione dei precedenti, con la convinzione che un edificio di questo tipo avrebbe maggiormente soddisfatto le proprie necessità. 
La prima torre fu costruita pensando semplicemente a un edificio che avesse le stesse finalità di un nuraghe a corridoio, ma ne rappresentasse una versione “evoluta” sia in senso funzionale che simbolico.
È bene ricordare che mentre le torri ci sono pervenute praticamente intatte, salvo la struttura del ballatoio, i nuraghi a corridoio sono mancanti dell’eventuale struttura lignea soprastante quella in pietra, la cui percentuale rispetto all’intero edificio, non è nota. Alcune osservazioni equilibrate (ad esempio il compianto Lilliu a proposito del Brunku Madugui di Gesturi), suggeriscono che i primi nuraghi a corridoio potessero essere basamenti per importanti strutture lignee soprastanti e, se così fosse, la struttura generale della successiva torre non sarebbe concettualmente così distante da loro. Si tratterebbe di costruire interamente in pietra un edificio fino ad allora realizzato in pietra sovrastato da una struttura aerea in legno. A mio avviso i nuraghi a corridoio furono una evoluzione dalla semplice capanna di pietre a secco e legno, una sorta di capanne evolute sviluppate da un processo di diversificazione sociale riscontrabile in tutte le società dell’età del rame.
una delle scale del nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca.

Sottolineo che non si può costruire un edifico intermedio (in pietra, a secco) tra un nuraghe a corridoio e una torre, per il semplice motivo che non starebbe in piedi: una torre realizzata in pietra a secco è un sistema complesso di conci che interagiscono, e alcune delle proprietà dell’edificio sono indipendenti dalla volontà dei costruttori e indispensabili per la stabilità strutturale. In altre parole, una torre nuragica non è un edificio per architetti, perché si rifiuta di adattarsi a certe richieste, imponendo forme, dimensioni e soluzioni tecniche obbligate.
Se la torre è una proprietà emergente della società dell’epoca, la comparsa della prima deve aver indotto una rapida imitazione dei vicini e la sua diffusione, una sorta di moda architettonica dell’epoca.
A questo punto, dobbiamo domandarci se la torre richiese la creazione di nuove nozioni tecniche e la presenza di ingenti risorse.
Gli elementi architettonici per la realizzazione di un nuraghe a corridoio e/o di una torre non erano nuovi né rivoluzionari. La tholos è presente in ogni parte del mondo da tempi ben più antichi ed è una soluzione obbligata al problema di ottenere una volta chiusa in una struttura a secco. 
Si tratta di una proprietà emergente di un insieme di conci che interagiscono tra loro avendo come stabilizzazione l’azione della forza di gravità e l’attrito reciproco. I sardi, posti di fronte al problema, ottennero la soluzione corretta, come tutti gli altri, prima e dopo di loro, che si trovarono nella necessità di farlo. In altri termini, se un architetto fantasioso disegnasse una torre cava a secco con profilo quadrangolare, non potrebbe costruirla: i sardi non decisero la forma della tholos, furono obbligati. Non sappiamo quanto tempo impiegarono e quanti tentativi, tuttavia un esame delle torri ancora in piedi ne segnala di ben realizzate, di mediocri, di eleganti, di tozze, alcune ristrutturate o rifasciate al fine di stabilizzarle ed evitarne il crollo. Si va dal capolavoro alla porcheria vera e propria, tra soluzioni geniali e incomprensibili sciocchezze. Allora, come adesso, c’erano i costruttori bravi, quelli mediocri e quelli incapaci, e certamente questi ultimi furono posti in condizione di non nuocere, al contrario di quanto accade nella società odierna. Probabilmente si cominciò con torri semplici e si progredì come avviene in qualunque ramo della tecnica, non senza morti, crolli, rifacimenti e tentativi successivi di cui non c’è arrivata traccia.

La torre nuragica risponde a una richiesta specifica: “Voglio una torre in pietra nella quale si possa risiedere, con una scala interna che acceda a un ballatoio superiore praticabile”.
I nuraghi sembrano tutti uguali perché non è possibile altrimenti. Se non fosse così, non si potrebbe costruirli. Resta inteso che ciascuna torre appare differente dalle altre nei dettagli, spesso non secondari, il che rafforza per l’appunto l’assunto che si sia trattato di atti costruttivi isolati e non coordinati. Per chiarire in parte il concetto, sarà bene precisare che la dimensione di una torre cava a secco (diametro per altezza) dipende dalle dimensioni dei conci che si riesce a mettere in opera. Con i granelli di sabbia si può costruire una torre alta pochi centimetri, con conci di un metro cubo si arriva a torri che superano i dieci metri. I nostri antenati massimizzarono le capacità di messa in opera che avevano. Disponendo di forza muscolare umana e animale, di utensili di metallo e pietra per la sbozzatura dei conci e di sistemi di cordami e legno (presenti nelle conoscenze delle società umane da millenni), quando decisero di realizzare la prima torre dovettero semplicemente mettere in pratica, in un progetto appena più ambizioso di un nuraghe a corridoio, il bagaglio di conoscenze che avevano già. Ci provarono un po’ di volte, e tirarono su la prima torre. Da quella, le altre. C’è da rilevare che esistono comunque nuraghi a corridoio dotati di ambienti interni con copertura a tholos, ma si tratta di edifici che hanno subìto ristrutturazioni e modifiche, anche importanti.

LA MISTERIOSA GROTTA DI BLOMBOS E LE PRECOCI CAPACITÀ COGNITIVE DELL’UOMO

Il cammino evolutivo umano è meno lineare di quanto si sia creduto fino ad oggi. Numerose scoperte da parte di paleontologi e archeologi costringono gli evoluzionisti a rivedere alcune delle tappe che, secondo la teoria, hanno portato allo sviluppo della nostra specie.
Caverna di Blombos

Alcune interessanti scoperte sono state effettuate nella Caverna di Blombos, un sito preistorico situato a Cape Agulhas, in Sud Africa, a circa 300 chilometri a est di Città del Capo.
Si tratta di una cavità scavata in una scogliera calcarea che affaccia sull’Oceano Indiano.
Secondo i ricercatori, i nuovi reperti rinvenuti nella caverna gettano nuova luce sulla complessa evoluzione delle capacità cognitive della nostra specie, avvenute, a quanto pare, molto tempo prima di quanto finora teorizzato.
La grotta di Blombos è stata frequentata dagli uomini dell’età della pietra per circa 140 mila anni, in modo discontinuo. La caverna divenne famosa quando nel 1993, il dottor Christopher Henshilwood, del South African Museum, vi scoprì alcuni manufatti in pietra, quali punte simmetriche di lancia, collocabili a circa 20 mila anni fa. Ulteriori scavi successivi, hanno portato alla luce alcuni reperti che hanno stupito i ricercatori.
All’interno della cavità, Henshilwood e il suo team hanno rivenuto alcune conchiglie usate come contenitori per miscelare un colore a base di ocra, databili a circa 100 mila anni fa! Nelle conchiglie è stata trovata una patina di polvere rossa brillante, resti essiccati di una miscela colorata realizzata mescolando ocra rossa, ossa di foca polverizzate, carbone, frammenti di quarzite e un liquido, forse acqua.
Insieme alle conchiglie, i ricercatori hanno trovato anche delle macine, resti di un focolare e delle ossa di animali, probabilmente utilizzate per raccogliere il colore dal contenitore. Secondo quanto scrivono gli autori dell’articolo comparso su Science, la scoperta costringe a rivedere alcune convinzioni espresse nella teoria sull’evoluzione delle capacità cognitive dell’Homo Sapiens.

In primo luogo, i reperti della Caverna di Blombos mostrano che l’uomo era già in grado di un pensiero astratto che gli permettesse di decorare gli oggetti e il suo corpo. Se questa interpretazione offerta dallo studio è corretta, bisognerà prendere atto che i nostri antenati di 100 mila anni fa erano già in possesso di capacità cognitive complesse come la nostra.
“Questa scoperta rappresenta un importante punto di riferimento per l’evoluzione delle capacità cognitive dell’uomo”, spiega Henshilwood. Secondo le attuali teorie, questa capacità non si sarebbero dovute manifestare per altri 40 mila anni.
Ma la meraviglia è stata a scoperta che gli uomini preistorici della Caverna di Blombos erano in possesso di rudimentali conoscenze di chimica. “Sembra sapessero quanto le ossa di foca siano ricche di olio e grasso, componenti fondamentali per ottenere una sostanza simile alle tempere ad olio”, continua Henshilwood. “Sapevano anche che dovevano aggiungere carbone per stabilizzare la miscela”.
Gli ingredienti utilizzati erano pochi, ma tutti avevano una precisa funzione e necessitavano di una precisa lavorazione. Questi ritrovamenti mostrano che l’uomo era già in possesso di avanzate capacità concettuali, grazie alle quali poteva elaborare la combinazione degli ingredienti, la conservazione e l’utilizzo artistico delle miscele: una vera e propria pianificazione a lungo termine.
“In una delle conchiglie”, afferma Henshilwood, “è stata ritrovato un frammento di goethite, un minerale giallastro forse aggiunto per modificare il colore finale”. Come spiega, infine, lo stesso ricercatore, prima di questa scoperta, il più antico laboratorio artistico conosciuto risaliva a circa 60 mila anni fa.

UNA RAZZA DI GIGANTI ABITAVA IN ENORMI CITTÀ SEPOLTE IN TUTTA L’AMERICA DEL NORD?

Tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, numerosi articoli comparsi sui giornali locali delle principali cittadine nordamericane hanno trattato di ritrovamenti di ossa di uomini giganti e di città sepolte di giganti. E' possibile che questi ritrovamenti facciano riferimento ad un passato in cui sul nostro pianeta viveva una stirpe di uomini giganti che viveva in città altrettanto giganti?
città giganti

Torniamo a parlare di giganti, facendo riferimento ad un periodo storico del giornalismo americano, a cavallo tra il 19° e il 20° secolo, in cui numerosi articoli riportavano continue scoperte di reperti umani giganteschi.
Tuttavia, un certo numero di questi reportage parla anche di gigantesche città sepolte, antico retaggio di un mondo perduto abitato da una stirpe di uomini giganti, detto anche ‘gigantropi’.
Uno degli articoli più famosi è apparso nell’edizione del 5 aprile 1909 del giornale The Arizona Gazette, con il titolo “Explorations in Grand Canyon”.
L’articolo riporta la scoperta da parte di un certo G.E. Kinkaid di una ‘immensa cittadella sotterranea’, mentre faceva rafting sul fiume Colorado. L’uomo si imbatté in un tunnel che si estendeva per quasi due chilometri sottoterra, dove erano presenti numerose tavolette incise con un certo tipo di geroglifici e una statua di pietra che l’uomo descrive come simile ad un Buddha.


Diverse armi di rame rivestivano le pareti, ma l’aspetto più intrigante di questa antica dimora (forse un luogo di culto o di sepoltura) erano le mummie, completamente avvolte in un tessuto di colore scuro. Incredibilmente, secondo il testimone, le mummie conservate nella cavità erano alte più di tre metri.
Ma questa non è l’unica notizia che riporta ritrovamenti di città di giganti. In un post pubblicato qualche mese fa sul nostro blog sono riportati numerosi ritagli di giornali americani nei quali si parla di ritrovamenti di ossa di uomini giganti e di straordinarie città sepolte [Leggi: http://uforoma.blogspot.it/2014/02/ll-segreto-dei-diciotto-scheletri.html]
Un articolo comparso sul New York Times dell’8 aprile 1885, si riporta la scoperta di una città sepolta nel Missouri: una strana scoperta in una miniera di carbone nei pressi di Moberly.

La scoperta è avvenuta ad opera di un gruppo di minatori che, dopo aver scavato un pozzo di più di 100 metri, si è ritrovato in quella che sembrava una meravigliosa città sepolta. I minatori descrissero che il soffitto della cavità era sostenuto da archi di pietra che incombevano sulle strade della città, regolarmente disposte e racchiuse da muretti in pietra.
Gli operai tornarono ad esplorare il sito insieme a David Coates, sindaco della città di Moberly e al suo sceriffo George Keating. Il gruppo di esploratori trovò una sala ampia 10 metri per 30, con all’interno una serie di panche in pietra e numerosi attrezzi. Inoltre, gli uomini videro diverse statue e incisioni fatte di un materiale molto simile al bronzo.
Continuando l’esplorazione, il gruppetto scoprì in una vasta corte una fontana di pietra ancora funzionante, dalla quale sgorgava acqua perfettamente limpida. Ma quello che attirò l’attenzione degli uomini era ciò che giaceva vicino alla fontana:
“Situati accanto alla base della fontana, giacevano parti dello scheletro di un essere umano. Il femore misurava quattro piedi e mezzo, la tibia quattro piedi e tre pollici, mostrando dimensioni fino a tre volte più grandi delle ossa di un essere umano comune”.
Secondo l’articolo, il cranio dell’uomo gigante era stato frantumato. Utensili di bronzo, martelli di granito, seghe metalliche e coltelli di selce erano sparsi tutto intorno.
“Non si trattava di utensili perfettamente lucidati, né accurati come quelli eseguiti dai nostri migliori artigiani, ma abbastanza sofisticati da provare l’esistenza di una civiltà avanzata del passato davvero meravigliosa”.
Gli esploratori trascorsero dodici ore nella città sepolta, riemergendo solo dopo che l’olio delle loro lampade si era quasi esaurito. Secondo l’articolo, di lì a pochi giorni si sarebbe organizzata un’altra spedizione per continuare l’esplorazione, ma la vicenda, come molte altre, è finita nell’oblio della storia, semplicemente dimenticata, oppure, come pensa qualcuno, definitivamente cancellata.

giovedì 27 febbraio 2014

Le foto degli ufo sulla Luna. Il mistero mai risolto




GUARDA LA GALLERY
di Enrico Galimberti, direttore del sito di archeologia e misteri Acam.it
Nell’ottobre 2000, lo speciale del Tg1, trasmesso con un'ora e mezzo di ritardo alle 00.15, mostrò all’Italia intera, ma senza molto entusiasmo, le fotografie di veri e propri UFO svolazzanti sopra le teste degli astronauti delle missioni Apollo e della Luna.
Lo speciale aprì la nottata così:

A parlare è Armstrong, uno degli astronauti che raggiunse la luna negli anni ‘60. Lo stesso A., non molti anni fa, ammise di aver avvistato, nel corso di ogni missione spaziale, almeno un Oggetto Volante Non Identificato (OVNI o UFO in inglese).
Ovviamente si disse di tutto su di lui: lo spazio gli ha fatto male…e poi, l’età… come se credere all’esistenza degli extraterrestri fosse una malattia mentale, ma noi tutti, milioni di persone nel mondo, saremmo così tutti pazzi!
Chiacchiere a parte, ho intenzione di mostrarvi le eccezionali fotografie sborsate della NASA (vedi gallery al centro, ndr), in modo da trarne due o tre conclusioni generali sul fenomeno UFO. "Tengo a ribadire che le foto sono ufficiali e rilasciate dalla NASA, quindi autentiche".
Tengo a ribadire che le foto sono ufficiali e rilasciate dalla NASA, quindi autentiche.
Molte persone addotte (rapite) da presunti extraterrestri hanno testimoniato di essere state portate sulla luna e molti credono che la faccia oscura del nostro satellite nasconda una installazione di tecnologia superiore.
Ma tralasciando questi argomenti su cui molto ci sarebbe da dire e i nostri nuovi collaboratori diranno in futuro, alcuni dubbi mi vengono a stuzzicare.
Perché la NASA ha reso pubbliche le foto?
Perché, nonostante tutto, l’argomento non è finito in prima pagina?
Forse perché dobbiamo sapere, ma sempre verità parziali, sempre con il dubbio che non sia così. Fino a che questo dubbio non cesserà, saremo costretti a ingoiare l’amaro boccone della solitudine culturale convinti allo stesso tempo che alla fine a noi non servono altre prove. I testi antichi ce ne parlano da sempre e con parole tanto esplicite che soltanto chi non le ha mai lette o sentite può ancora non creder all’esistenza di esobiologie intelligenti.
Spero che, anche grazie ad ACAM, le verità che gli antichi ci hanno tramandato non continuino a languire nell’oblio coatto dalla storia, quella storia scritta con le armi e che è riuscita a seppellire e a distruggere tesori inestimabili che tuttavia continuano a lanciare segnali della loro tacita ma viva presenza…

Nasa Tv OnLine

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