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L'AMORE DI DIO PER GLI ESSERI UMANI E TENERO COME IL BACIO CHE MARIA DIEDE A GESU APPENA NACQUE Redazione di Loris Paglia

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sabato 1 marzo 2014

La base USAF di Monte Nardello come l’Area 51

La base USAF di Monte Nardello come l’Area 51
Sembra che gli Stati Uniti hanno intenzione di riaprire il sito militare, ovvero un avamposto nell’Aspromonte è di importanza critica per l’esercito del futuro degli Stati Uniti.
Era il marzo del 1959 quando Arthur G. Trudeau, generale dell’Esercito degli Stati Uniti, proferì queste parole. Il generale Trudeau fu messo a capo di una task force finalizzata allo sviluppo di una progetto per l’installazione di un “avamposto militare con equipaggio”, destinato a “proteggere i potenziali interessi degli Stati Uniti nel Mediterraneo”.
Quella che sta dietro a questo studio segreto, denominato ‘Aspromont Horizon’,è la completa realizzazione della base militare a partire dal 1965, che non ha mai visto la sua completa realizzazione… almeno ufficialmente.

Il piano prevedeva la costruzione di una base di montagna autosufficiente che sarebbe servita come avamposto per il completo controllo del Mediterraneo e ulteriori delicate sperimentazioni scientifiche top secret. Essa avrebbe ospitato un equipaggio di 100-200 persone, tra scienziati, tecnici e militari. La tesi era che l’Aspromont Horizon avrebbe potuto avere un iter simile a quella del Progetto Manhattan, il piano segreto per lo sviluppo dell’ordigno nucleare durante la seconda guerra mondiale.
Così, l’8 giugno del 1959, un gruppo di studio del Ballistic Missile Agency Army (ABMA) consegnò all’esercito americano uno studio di fattibilità denominato ‘Aspromont Horizon‘.  Lo studio contemplava la dislocazione del razzo multistadio Saturn II, all’epoca ancora in fase di sviluppo, e l’installazione di laboratori scientifici, per sperimentazioni genetiche e batteriologiche. Il costo orientativo dell’operazione fu stimato in circa 2 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda l’ubicazione della base, lo studio prese in considerazione Nardello una splendida località aspromontana incontaminata e difficile da raggiungere. I tecnici scelsero questo luogo perché ricco di cavità naturali e grotte, utili a proteggere la base da sbalzi termici e da eventi meterologici. Inoltre la particolare geologia del luogo dava la possibilità di realizzare delle strutture cilindriche sepolte e di collocare la base in una posizione capace di ottimizzare la luce solare.
La notizia ancora più riservata, da sempre sulla bocca dei curiosi, è che la base di Nardello venga ancora impiegata per concepire velivoli non convenzionali, funzionanti con generatori ad antimateria asportati da alcune navicelle extraterrestri catturate in seguito a crash, che permetterebbero di attraversare le barriere spazio-temporali a velocità uguali o superiori a quelle della luce! Giacomo Figurella, un fisico italiano che ebbe modo di lavorare all’interno del sito, affermò di aver visto all’interno degli esseri ibridi con caratteristiche sorprendenti: non erano esseri umani, avevano mani e piedi palmati e respiravano attraverso branchie poste sotto il collo. A ciò si aggiungono le testimonianze di alcuni ex dipendenti, che affermerebbero di aver lavorato a contatto con esseri alieni per lo sviluppo di armi batteriologiche.I numerosi avvistamenti giornalieri che i turisti e le equipe televisive di tutto il mondo, hanno immortalato in questi anni con le loro videoriprese e foto, confermerebbero che la base di Nardello funziona e nasconde segreti che farebbero impallidire i più accaniti appassionati ed esperti di UFO.
Foto inedite e straordinari racconti d’epoca, quando l’ex base USAF di Monte Nardello era il cuore dell’Aspromonte
tratto da strettoweb.com
Nel cuore dell’Aspromonte, a circa 1.750 metri di altitudine, sorge l’ex base U.S.AF. di Monte Nardello costruita nel 1965 insieme con quella di Catania e di Trapani per il controllo delle telecomunicazioni nell’area del Mediterraneo. L’uso dei satelliti, poi, determinò la fine dell’operatività della Base USAF di Monte Nardello nela seconda metà degli anni ’80. Il sito è ubicato a circa 10 chilometri dalla frazione di Gambarie, rinomato centro turistico e sciistico del comune di Santo Stefano in Aspromonte. L’ex base sorge nel territorio del Comune di Roccaforte del Greco, fa parte del Parco dell’Aspromonte, e oggi, si trova in uno stato pessimo di conservazione, tanto da costituire una vera e propria minaccia ambientale.
Ma una volta non era così. Qualche decennio fa, la base USAF era un centro ricco di vita e d’interesse, come ci ha raccontato Jim Hoose, ex militare dell’USAF che oggi vive in Florida e che a Nardello era Sergente Maggiore. Jim è stato in Italia per ben 6 anni, dapprima nella base del Monte Paganella, sulle Dolomiti, dal 1973 al 1976, poi a Nardello dal novembre 1976 al dicembre 1977 e infine sul Monte Cimone dal gennaio 1978 al 1979. Nella sua carriera è stato anche in Corea del Sud, Olanda, Germania e Gran Bretagna, ma in Aspromonte e soprattutto in Italia ha lasciato alcuni dei suoi ricordi più belli che oggi vuole fare rivivere sul nostro giornale.
Raccontandoci della sua esperienza italiana, non può che partire dalle Dolomiti: “ero sul Monte Paganella con altri 7 americani, non potevamo usare l’uniforme perchè dovevamo prendere la funivia per andare al lavoro e il governo non voleva che i turisti vedessero militari, quindi avevamo abiti civili, eravamo in incognito. Vivevamo a Lavis, in un villaggio locale, e lì ci siamo divertiti tantissimo. Per raggiungere la base dovevamo spostarci, ma la gran parte della nostra vita era con la popolazione locale, con cui ci siamo trovati a meraviglia. Lì ho imparato molto della cultura italiana, ho iniziato ad amare grappa e polenta. Il mio cuore è diventato italiano, tutto mi è piaciuto molto, e mi sono innamorato della musica. Sono diventato un grande fan di Marcella, Mina, e soprattutto Adriano Celentano. In questo momento, oggi qui in Florida, il mio lettore MP3 ha canzoni italiane: da Montagne Verde e Piccola e Fragile fino a Bella senz’anima, 24000 baci e Per Averti. A Nardello, in Aspromonte, sono arrivato nel 1976. Lì era tutto molto diverso. Stavamo nella base, dormivamo e vivevamo a dieci metri dal posto di lavoro, e raramente ci muovevamo da lì. Avevamo abitazione, cucina e intrattenimento tutto sul posto. Eravamo in 40 a lavorare alla base, 25 americani e 15 italiani. Per mesi non sono mai uscito dalla base, poi abbiamo acquistato un veicolo che ci ha aiutato a muoverci un pò. Gli italiani erano di Santo Stefano e Gambarie, lavoravano per un tot. di ore e poi tornavano nella loro casa: sono diventato amico con molti di loro, ma purtroppo non ho più nessun contatto. Che peccato che all’epoca non esistesse internet!!! Avessi avuto internet in quegli anni, avrei visitato molto meglio l’Italia e avrei mantenuto molti più contatti con gli amici fatti in quegli anni, con i quali invece adesso mi sono perso“. Piuttosto se qualcuno si ricorda di Jim e volesse contattarlo, può inviare un’email alla nostra Redazione!
“Molto spesso, quando posso andare in vacanza, vorrei tornare dai miei vecchi amici di Lavis e Gambarie. Erano tutti così gentili e cordiali … di Nardello ricordo benissimo il primo giorno in cui sono arrivato, sbarcando all’Aeroporto di Reggio. Sono venuti a prendermi un paio di ragazzi con un pick-up americano e per arrivare alla base mi hanno spiegato che la strada era semplicissima: bisognava proseguire sempre dritti e ogni bivio che si incontrava, bisognava svoltare verso monte, dove la strada saliva. Siamo passati da Santo Stefano che era sera, era già buio. La strada era molto tortuosa, piena di curve soprattutto negli ultimi chilometri. In quei mesi ho guidato molte volte dalla base all’aeroporto, non solo macchine comuni ma anche ambulanze e grandi camion. Potete immaginare cosa significa guidare quei camion in strade così piccole e tortuose.
In poco tempo sono diventato uno dei migliori piloti dell’Aspromonte, eheh! Mi ricordo che andavo a Villa San Giovanni dove prendevo spesso il traghetto per Messina, da dove poi dovevo raggiungere Sigonella per i rifornimenti. Ricordo anche di aver percorso l’A3 Salerno-Reggio Calabria per arrivare a Napoli, un’autostrada bellissima, con tanti ponti molto alti, davvero affascinante. Di Reggio mi ricordo le palme e i cactus. In Florida queste piante sono note a tutti, ma non pensavo di trovarle in Italia, anche perchè venivo da un’esperienza in Trentino Alto Adige. Di Reggio mi ricordo un territorio ricco di storia e cultura, con tanti millenni di vita alle spalle. Ma il mio ricordo più bello è quello di Monte Nardello, un posto meraviglioso per ambiente e natura. Da lì guardavo l’Etna ogni sera, ed era bellissimo! I giorni più belli erano quelli con tante nubi intorno a noi: da Nardello si poteva vedere solo la vetta dell’Aspromonte, Montalto, e l’Etna, che spiccavano su un mare di nuvole. In quei giorni mi sembrava di essere in un posto diverso, con queste “isole” che si potevano vedere da lassù.
L’inverno era bellissimo, nevicava davvero molto. La strada d’accesso alla base era difficoltosa da percorrere, i rami sporgenti dei faggi facevano un arco intorno al manto stradale ed era davvero meraviglioso. Dovevo mettere le catene alle autovetture ma lo facevo con piacere, tanto era suggestivo quello scenario! Mi ricordo un giorno che mentre stavo uscendo di casa, la porta si chiuse dietro di me e fece crollare un sacco di neve dal tetto proprio sul sentiero dove stavo transitando. Se fossi stato più lento, sarei rimasto sotto. Tutti i ragazzi che erano dentro, uscirono convinti di trovarmi sepolto dalla neve, ma per fortuna stavo camminando velocemente“.
Non ci resta che ringraziare Jim per questa straordinaria storia d’uomini, di natura e di emozioni che ci ha appassionato facendoci rivivere i tempi in cui l’ex base USAF di monte Nardello era il cuore pulsante dell’Aspromonte.

http://quartadimensionedilorispaglia.blogspot.it/2014/02/il-cervello-umano-piu-potente-di.html

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Il gatto venuto dallo spazio







Film di 1978 diretto da Norman Tokar
Uscito il 09/06/1978 
Durata : 1h44m

con Ken BerrySandy DuncanHarry Morgan,Roddy McDowall, ...

Generi : Commedie - Fantascienza - Famiglia -

Trama

Zunar 5J/90 Doric 47, un alieno, è costretto a scendere sulla Terra per avaria alla sua astronave. Lo spaziale, che accetta di farsi chiamare Jake, è praticamente identico ad un normale gatto terrestre, ma possiede vari poteri tra cui quello della telepatia. Jake fa amicizia con il professor Wilson, la dottoressa Bartlett e con una splendida gatta, Lucy Belle. Sarà grazie al provvidenziale aiuto dei suoi nuovi amici che Jake potrà riprendere il suo viaggio nello spazio.

LA ROCCIA DI JUDACULLA: STORIE DI ANTICHI GIGANTI E DI CODICI PREISTORICI INDECIFRABILI

La roccia è stata studiata da ricercatori di tutto il mondo, ma nessuno, finora, è mai riuscito a decifrare gli enigmatici petroglifi scolpiti su di essa, o capito che possa averli realizzati. Si tratta di uno dei più grandi misteri archeologici del Nord America.
roccia-di-judaculla

Viaggiando ad ovest di Asheville, nella Carolina del Nord e attraversando la frontiera con la Conta di Jackson, si giunge nella piccola comunità di Tuckasegee, uno dei luoghi inseriti nel National Register of Historic Places listings in Jackson County.
Qui è possibile incamminarsi su una strada sterrata che corre tra due pascoli e giungere in uno dei luoghi più misteriosi e, paradossalmente, sottovalutati degli Stati Uniti orientali.
In questo luogo si trova la sconcertante roccia conosciuta come Judaculla Rock, un grosso masso di pietra ricoperto da una selva di strani disegni che secondo alcuni ricercatori potrebbero risalire ad oltre 10 mila anni fa.
Secondo la leggenda Cherokee documentata alla fine del 1800 dall’etnologo James Mooney, i segni sulla roccia sarebbero stati creati da Judaculla, un gigante dagli occhi a mandorla che ha dominato le montagne in un tempo remoto. Noto anche come Tsul’Kalu, era considerato il Grande Signore della Caccia, un essere potente che poteva saltare da una montagna all’altra e che aveva la capacità di controllare il tempo.
Tra tutti i simboli curiosi incisi sulla grande roccia, un’immagine particolare si distingue dalle altre: l’impronta di una mano con sette dita. Secondo la tradizione, Judaculla avrebbe lasciato la sua impronta sulla roccia alla fine di uno dei suoi salti, usando il masso per tenersi in equilibrio.
In verità, le leggende locali riguardanti TsulKalu sono numerose, ma secondo alcuni ricercatori farebbero tutte riferimento ad un periodo antico durante il quale dei “misteriosi giganti” abitavano in nord America.

Le curiose incisioni

La grande roccia è completamente ricoperta di incisioni rupestri, così numerosi da rendere difficile la distinzione delle singole forme. Il numero e la densità delle incisioni suggeriscono che essi non furono scolpiti in un unico momento, ma in fasi successive. Le incisioni più antiche risalirebbero a 10 mila anni fa, mentre le più recenti a non meno di 3 mila anni.
Sulla roccia sono presenti linee curve, marcature, strutture a ragnatela e altri strani segni. Alcuni pittogrammi sembrano essere animali, altri sembrano rappresentare figure umane. La realizzazione e il significato del petroglifi rimane sconosciuta agli scienziati. Nè gli archeologi, nè i vecchi residenti sono stati in grado di decifrare i segni.
Si tratta di un codice preistorico? Una sorta di messaggio cifrato per le generazioni future? Difficile a dirsi, anche perchè nella zona non ci sono altre rocce con incisioni simili. La Roccia di Judaculla rappresenta un unicum.
Sono state avanzate numerose teorie e ipotesi nel corso degli anni. L’unica cosa che è certa è che il manufatto precede l’insediamento dei Cherokee nella Carolina del Nord. Tuttavia, la sua origine rimane ancora avvolta nel mistero.

Un luogo sacro e misterioso

Per molte generazioni, gli indiani hanno considerato questo posto come un luogo sacro.

Anche negli ultimi anni, il sito è stato utilizzato in segreto da numerosi gruppi di studenti della vicina Western Carolina University, soprattutto perchè pare che il sito rappresenti un punto caldo dal punto di vista paranormale,
La pietra si trova alla base di una montagna e sotto di essa scende parte una grande vena di rame. L’intera montagna sembra essere piena di minerali e metalli. Questa disposizione è in grado di generare anomalie nel campo elettromagnetico intorno alla roccia, tanto da poter indotto gli antichi a considerarlo un luogo sacro. Alcuni testimoni hanno segnalato anche la presenza di inquietanti fonti luminose volanti intorno alla pietra e numerosi UFO apparire nella radura dove si trova.
Secondo un’antica tradizione, ci sarebbero altre due pietre simili a quelle di Judaculla, una delle quali è stata sepolta durante le attività minerarie del XX secolo, l’altra non è mai stata scoperta, forse sepolta sotto la vegetazione o irriconoscibile per la grave erosione.
Secondo alcuni archeologi, la reliquia di Judaculla potrebbe essere la punta di un iceberg. Considerato che il sito non è mai stato scavato, non si può escludere che altri segni antichi e manufatti possano trovarsi a breve distanza sotto il terreno circostante.
Chiunque vede la pietra per la prima volta elabora una teoria diversa sul significato delle incisioni. Alcuni pensano che possa trattarsi di una mappa, altri di un trattato di pace, di un piano di battaglia, di astratti simboli religiosi, o forse una vera e propria Stele di Rosetta che fornisce la chiave per l’interpretazione di una lingua finora sconosciuta. La caratteristica più curiosa è che, nonostante il gran numero di incisioni, nessuna di esse si presenta come un’immagine immediatamente riconoscibile.
“Nessuno può dire con certezza cosa significhino le immagini sulla roccia”, spiega Scott Ashcraft, archeologo dell’US Forest Service che ha studiato e fotografato la roccia per anni. “Noi non sappiamo il loro significato. E’ andato perduto nella storia… Quando si accende un fuoco nelle vicinanze della roccia, le immagini sembrano prendere vita, e forse uno sciamano utilizzava questo rito per entrare in contatto con il mondo degli spiriti”.
In ogni caso, la maggior parte degli studiosi sono d’accordo su una cosa: questo è un posto speciale: “mentre il fuoco danza vivace e le ombre si allungano, la roccia sembra parlarti… volendo custodire un segreto che forse rimarrà indecifrabile”.

I GATTI SONO UNA MINACCIA PER L’ECOSISTEMA TERRESTRE! ESAGERAZIONE…

Attenzione! Il felino che avete in casa è stato valutato come il predatore più aggressivo e distruttivo del pianeta. A mettere in guardia sulla pericolosità del micio è un analisi elaborata dai ricercatori dello Smithsonian Conservation Biology Institute e dell’U.S. Fish and Wildlife Service, secondo il quale, i gatti domestici e randagi sono i principali responsabili della morte di circa 2,4 miliardi di uccelli e di 13 miliardi di roditori ogni anno.
gatto

Uno studio, pubblicato sulla rivista Natura Communications (potete scaricare l’articolo in .pdf), suggerisce che i gatti selvatici e domestici rappresentano un “minaccia” ben più grande di quanto si pensasse.
I ricercatori attribuiscono loro l’estinzione di numerose specie di rettili e mammiferi, e la scomparsa di ben 33 specie di uccelli, tra cui lo scricciolo di Stephens Island, un uccello della famiglia Acanthisittidae, vissuto sull’omonima isola in Nuova Zelanda.
Secondo le stime presentate nello studio, un gatto domestico uccide, in media, circa 34 uccelli l’anno, mentre un gatto selvatico ne uccide tra i 23 e i 46. Peter P. Marra, autore principale dello studio e ricercatore presso l’istituto Smithsonian, ha spiegato che i dati provengono dal 90 per cento degli studi realizzati sull’argomento, tenendo conto della differenza di comportamento tra gatti domestici e randagi.
“Credo che un tentativo del genere non sia mai stato realizzato”, commenta Marra in una intervista telefonica. George H. Fenwick, presidente dell’American Bird Conservancy, ha dichiarato in un comunicato riportato del Washington Post che i risultati dovrebbero “servire” come campanello d’allarme per i proprietari di gatti a prendere sul serio questo problema, prima che il danno ecologico diventi ancora più grande.
Ora, per carità, non si vuole mettere in discussione la validità e l’autorevolezza dello studio, ma personalmente mi sembrano stime un pò esagerate, anche perchè sono proprietario di un gatto che è una vera e significativa palla di lardo e mi è difficile immaginarlo come il responsabile (statistico, si intende) della morte di 23 uccelli l’anno. Quello che so, è che Vega (questo è il suo nome), si fa fuori dai 20 ai 40 sacchetti di crocchette l’anno, una vera minaccia per il mio portafoglio. Ma gli voglio bene, e sono soldi benedetti.
“La credibilità molto elevata di questo studio, dovrebbe mettere finalmente a tacere la convinzione che i gatti siano innocui per l’ambiente naturale”, rincara la dose Fenwick. “La carneficina che i gatti compiono all’aperto è sconcertante e non può essere ignorata o respinta”. Premetto che non sono un biologo, nè uno zoologo, ma la reazione di questo Fenwick, amante fanatico degli uccelli, mi sembra oltremodo esagerata.
Innanzitutto, parla dei gatti come se fossero degli alieni venuti chissà da quale pianeta, dimenticando che i gatti, come gli uccelli, fanno parte dell’ecosistema terrestre e che da esso si sono evoluti.

In secondo luogo, se non ci fossero i gatti nelle nostre città, credo che presto o tardi, per l’enorme quantità di rifiuti alimentari che produciamo, saremmo invasi dai topi e da altri volatili non proprio simpatici, quali i colombi e i gabbiani, notoriamente amanti della spazzatura. Infine, Fenwick, dovrebbe ricordare che il principale responsabile dei danni all’ecosistema terrestre è l’uomo e non la mia palla di lardo felina.
Nello studio di Marra, infatti, si dice che solo negli Stati Uniti, tra i 150 mila e 400 mila uccelli muoiono ogni anno nelle turbine eoliche, e circa 1 miliardo di essi dalla collisione con i grattacieli di vetro. E queste morti, a differenza di quelle prodotte dai gatti, non sembrano parte di un ciclo biologico che mi pare si chiami “catena alimentare”. Tuttavia, gli esseri umani potrebbero intervenire su alcune di queste morti, come la progettazione di sistemi di protezione sulle pale eoliche.
A mitigare un pò i dati di questo studio “estremo” è Sergej Kručina, ricercatore di scienze biologiche e collaboratore presso l’Accademia delle scienze agricole di Mosca, la cui opinione è riportata da un articolo a firma di Natalja Kovalenko sulla Voce della Russia:
“Il gatto, come piccolo predatore, si nutre anche di roditori e piccoli uccelli. Ma nessun biologo assennato potrebbe asserire che essi sono colpevoli della scomparsa di così tante specie di roditori. Il fatto che i gatti randagi influiscono davvero sulla diminuzione del numero uccelli nel periodo della nidificazione e dei roditori nei parchi e nei giardini è sicuramente vero, ma i gatti non sono poi così tanti e l’effetto di altri predatori è maggiore rispetto alle perdite causate dai gatti piuttosto solitari, che non formano “branchi” .
La mia palla di lardo ringrazia!

Messico: sfere di luce color rosso volano sulla città di Tijuana

Messico: sfere di luce color rosso volano sulla città di Tijuana
Il filmato che vi presentiamo ci è stato segnalato dal nostro amico e collaboratore messicano Emanuel Huza e riguarda l’avvistamento di due sfere di luce color “rosso” che volano sopra la città di Tijuana in Messico.  Il fenomeno è durato circa un paio di minuti, dopo di che le due sfere sono scomparse nel nulla. E’ raro registrare in Messico e in special modo a Tijuana, sfere di luce color rosso, dato che da queste parti volano spesso UFO Flottillas e dischi volanti. Guardate il video!
Redazione Segnidalcielo
sfere rosse130 Mar. 01
sfere rosse Mar. 01

Misterioso oggetto ripreso nei pressi di Giove

Misterioso oggetto ripreso nei pressi di Giove
Il ricercatore Stephen Hannard ha presentato delle immagini che ritraggono un oggetto incredible, fotografato nei pressi di Giove. Il misterioso oggetto sembra avere un nucleo a forma di numero “8″ e i quattro fotogrammi che vi mostriamo, indicano che questo oggetto stranissino, ha una traiettoria di volo e questo esclude un lens flare.
oggetto misterioso vicino giove115 Mar. 01
oggetto misterioso vicino giove117 Mar. 01
oggetto misterioso vicino giove119 Mar. 01
oggetto misterioso vicino giove121 Mar. 01
Qualunque cosa sia, questo oggetto possiede in scala un diametro abbastanza grande e speriamo che astronomi e astrofili, possano documentare questa anomalia. Cosa potrebbe essere? Un’astronave aliena o qualcos’altro? Come sempre siete voi a decidere!
Rapporto di Stephen Hannard (ADG UK)
Redazione Segnidalcielo

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